Sulla collina di San Giovanni, nella propaggine meridionale della penisola del Sinis, Tharros guarda l’estremità meridionale del golfo di Oristano. Il paesaggio archeologico, nel territorio di Cabras, riunisce oggi tracce che non appartennero alla medesima città né al medesimo tempo: aree funerarie, edifici di culto, quartieri, strade e impianti legati all’acqua. La fonte colloca la fondazione nell’VIII secolo a.C. e l’abbandono nell’XI secolo d.C.; un arco lungo, nel quale ogni fase ha lasciato forme proprie e, talvolta, ha ripreso ciò che già esisteva.
Leggere Tharros come una città soltanto fenicia, punica o romana significherebbe fermare una storia che invece si è mossa continuamente. Cambiano i riti funerari, l’organizzazione degli abitati e le infrastrutture; cambiano anche la funzione e la destinazione di alcune architetture. Le pietre reimpiegate, le tombe riusate e le terme trasformate non sono dettagli marginali: rendono visibile una città riscritta senza che le sue fasi si confondano in un’unica immagine immobile.
Dove la città comincia: necropoli e tophet della fase fenicia
Le prime coordinate della Tharros fenicia emergono dalle aree dei morti. La fonte segnala due necropoli e un tophet, definito come santuario cimiteriale: vi erano urne contenenti resti incinerati di neonati e di animali sacrificati. È questo il dato disponibile, e richiede di non oltrepassarlo con spiegazioni generali sui riti o sulle ragioni delle deposizioni che qui non sono documentate.
Il tophet e le necropoli delineano dunque una geografia rituale distinta, nella quale la pratica dell’incinerazione è attestata. Ma già il seguito della storia insegna a non considerare queste strutture come un capitolo chiuso: con l’avvento cartaginese, il rapporto con gli spazi funerari si modifica e comprende anche il riuso di sepolture precedenti.
L’età punica: nuovi morti, una collina abitata, una città fortificata
In fase punica, all’incinerazione si affianca l’inumazione. Non è una sostituzione descritta come totale: la fonte registra piuttosto una pluralità di pratiche e di forme. Le sepolture a fossa fenicie furono riutilizzate, mentre vennero aggiunte tombe a camera puniche. È un passaggio importante, perché restituisce una continuità materiale senza suggerire un’identità invariata tra le epoche.
Le tombe a camera erano segnalate da steli con immagini di Baal Hammon e Tanit. L’attestazione resta nel suo preciso contesto funerario: la fonte riferisce tali immagini sulle steli, senza estenderle indistintamente a ogni santuario della città. Dai sepolcri provengono inoltre ceramiche, gioielli, amuleti e scarabei, elementi appartenenti ai corredi funerari. Sono oggetti che accompagnano la deposizione, ma non ricostruiscono da soli l’intera società punica di Tharros.
La città dei vivi prende forma sulla collina di San Giovanni, dove i quartieri si sviluppavano a terrazze. La fonte menziona un quartiere artigianale specializzato nella metallurgia del ferro del Montiferru e ricorda che dalla stessa collina partivano le mura difensive della città fortificata. Il quadro punico comprende quindi sepolture, attività produttive, abitato e difesa: non un semplice intervallo fra Fenici e Romani, ma una fase con una propria fisionomia urbana.
Prima e dopo il 238 a.C.: il santuario non è un punto fermo
Prima della conquista romana, indicata dalla fonte nel 238 a.C., erano stati costruiti edifici civili e di culto, fra i quali il tempio delle semicolonne doriche. Il suo destino successivo è particolarmente eloquente: in età imperiale fu in parte smantellato e, dopo questo smantellamento, sorse un nuovo santuario. Anche l’architettura sacra, dunque, non rimane estranea alla trasformazione della città.
Il tempietto K offre un’altra traccia concreta di questa storia materiale. Vi sono reimpiegati due blocchi con lettere semitiche incise. Il riuso dei blocchi è il dato attestato; la fonte li attribuisce a un probabile preesistente tempio delle iscrizioni puniche. L’identificazione dell’edificio originario non è quindi certa e non va trattata come tale.
Quelle pietre non dimostrano una continuità lineare e indistinta dei culti. Mostrano piuttosto che elementi più antichi furono inseriti in una costruzione di fase successiva. A Tharros, la persistenza del materiale non equivale automaticamente alla persistenza della funzione: è proprio questa differenza a rendere leggibili i passaggi del sito.
La Tharros romana: ordine urbano, acqua e mare
Con l’età repubblicana si avvia un rinnovamento urbano che culmina in età imperiale. La fonte descrive una città trasformata secondo schemi ortogonali, con strade regolari, lastricate e canalizzate, collegate a un sistema fognario. È una riorganizzazione di ampia scala, che definisce nuovi percorsi e nuove connessioni nello spazio urbano, senza cancellare per questo la complessità delle fasi anteriori.
L’acqua diventa uno dei segni più evidenti di tale assetto. Dell’età imperiale sono ricordate parti dell’acquedotto e il castellum aquae, il serbatoio di distribuzione posto nel centro della città. La viabilità lastricata e canalizzata, le fognature e il sistema di approvvigionamento compongono un paesaggio urbano regolato da infrastrutture che servivano la vita quotidiana.
Nel III secolo d.C., che la fonte indica come momento di massimo splendore, presso il mare sorsero tre impianti termali. Non occorre immaginarli come il punto conclusivo e definitivo della storia di Tharros: proprio le terme mostrano, nelle fasi successive, quanto una struttura possa perdere la sua funzione iniziale e riceverne altre.
Dai sepolcri romani alle terme trasformate
Anche gli spazi funerari cambiano ancora. Le aree romane erano più ampie di quelle precedenti e comprendevano tombe alla cappuccina, inumazioni in anfore, mausolei e sarcofagi. La fonte non offre una sequenza puntuale per ciascuna area, né permette di stabilire l’estensione precisa di tutti i passaggi. È però possibile riconoscere un dato essenziale: il rapporto tra la città e i suoi morti continuò a ridisegnarsi in forme diverse.
Nell’alto Medioevo, alcune parti delle terme furono trasformate in sepolture bizantine. Altre vennero annesse a un complesso paleocristiano, con battistero datato dalla fonte al V-VI secolo d.C. e un santuario. Quest’ultimo è indicato solo come forse identificabile con l’ecclesia sancti Marci: l’incertezza fa parte del dato e deve restare visibile.
Il riuso non termina entro il perimetro dell’antica città. La fonte segnala il reimpiego di numerosi elementi di templi nella chiesa di Santa Giusta. È un’ultima immagine significativa: materiali nati per un contesto cultuale di Tharros sono passati in un altro edificio e in un altro luogo, continuando a esistere oltre la funzione e l’orizzonte urbano originari.
Una città da attraversare per strati
Tharros non consegna una risposta unica alla domanda su quale città sia stata. Le necropoli e il tophet riferiscono della fase fenicia; le tombe riutilizzate, le camere funerarie, i quartieri terrazzati e le mura parlano della fase punica; la maglia delle strade, l’acquedotto e le terme definiscono il grande rinnovamento romano. Poi giungono ulteriori trasformazioni, fino all’abbandono indicato nell’XI secolo d.C.
Camminare idealmente tra la collina e il mare significa allora distinguere tempi diversi nello stesso spazio. Il tempietto K conserva blocchi reimpiegati, ma l’origine dei blocchi in un tempio delle iscrizioni puniche rimane probabile, non certa; il santuario paleocristiano resta solo forse riconducibile all’ecclesia sancti Marci. Rispettare questi limiti non impoverisce il racconto: permette di cogliere Tharros come una città fatta di mutamenti, permanenze materiali e nuove destinazioni d’uso.
I dettagli cronologici e identificativi qui riportati sono stati controllati una volta sulla fonte ufficiale indicata di seguito. Nel Sinis, la storia di Tharros non sta in una sola epoca: affiora nei punti in cui una città ha scelto di costruire ancora, sopra o accanto a ciò che era venuto prima.
Riferimenti consultati
Fonti e approfondimenti
-
SardegnaTurismo · Antica città di Tharros SardegnaTurismo · Regione Autonoma della Sardegna · Istituzionale
-
La Tharros romana Sardegna Virtual Archaeology · Regione Autonoma della Sardegna · Istituzionale
-
Tharros - Capo San Marco in the Phoenician and Punic Age: geophysical investigations and virtual rebuilding Archeologia e Calcolatori · CNR · Scientifica · 01 gennaio 2017