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Su Nuraxi dopo gli scavi di Giovanni Lilliu

Gli scavi di Giovanni Lilliu hanno restituito Su Nuraxi come un insediamento complesso: dal mastio del Bronzo medio alle difese, dalle capanne alle case a corte dell’età del Ferro, fino ai riusi punici e romani.

Veduta archeologica di Su Nuraxi di Barumini con mastio, bastione quadrilobato e villaggio
Immagine creata da Alpi AI Studio con strumenti di intelligenza artificiale.

Ai margini della Giara, nel territorio di Barumini, Su Nuraxi non si offre come una torre sola. Attorno al nucleo più alto si stringono muri, passaggi, corti e resti di capanne: una trama di basalto che conserva tempi diversi. Gli scavi condotti da Giovanni Lilliu a metà del XX secolo riportarono alla luce proprio questa complessità, rendendo leggibile un’area archeologica fatta di un nuraghe articolato e di un esteso villaggio.

Non è quindi soltanto la vicenda di un monumento, ma quella di un insediamento trasformato a lungo. la fonte consultata attribuisce al complesso una stratificazione compresa tra il XVI secolo a.C. e il VII secolo d.C. Non permette però di ricostruire nel dettaglio le singole campagne di scavo, i loro metodi o i dati stratigrafici puntuali: permette di seguire, con maggiore sicurezza, la successione delle forme che gli scavi hanno restituito.

Dalla torre nascosta al complesso

Gli scavi novecenteschi non hanno rivelato una costruzione isolata, bensì la relazione fra un mastio centrale, opere difensive successive e abitazioni. È questa relazione a cambiare lo sguardo su Su Nuraxi: la torre è il punto d’inizio, ma non esaurisce il sito.

Il materiale stesso raccorda l’architettura al paesaggio della Sardegna centro-meridionale. Il complesso è costruito in basalto, indicato dalla fonte come proveniente dal vicino parco della Giara. Nelle murature scure, nelle torri e nelle capanne, quella pietra diventa la materia comune di edifici nati in epoche differenti.

Il riconoscimento UNESCO, arrivato nel 1997, appartiene alla storia contemporanea del sito; prima ancora, la sua restituzione archeologica aveva mostrato quanto fosse riduttivo guardare a Su Nuraxi come a un solo edificio. Ciò che emerge è un luogo cresciuto per aggiunte, rifacimenti, distruzioni e riusi.

Il primo nucleo: il mastio del Bronzo medio

La parte più antica è il mastio, eretto nel Bronzo medio, fra XVI e XIV secolo a.C. La sua altezza originaria è indicata in 18,5 metri. In questa fase Su Nuraxi è un nuraghe monotorre: un volume verticale che precede l’insieme più vasto visibile oggi.

All’interno, tre camere sovrapposte e comunicanti organizzavano lo spazio in altezza. Le pareti aggettanti e la copertura a tholos componevano ambienti costruiti con una tecnica che conduce lo sguardo verso l’alto, camera dopo camera. È un dato architettonico essenziale: prima delle cortine e delle torri minori, il cuore del complesso era questa struttura compatta, dominante e verticale.

La fonte non assegna al mastio una funzione politica, militare o rituale specifica. La sua forma attesta anzitutto una prima stagione costruttiva, dalla quale prenderanno avvio le trasformazioni successive.

Quando la torre diventa un sistema di difese

Nel Bronzo recente, tra XIV e XII secolo a.C., il monotorre viene incorporato in una costruzione più articolata. Al mastio si aggiungono un bastione, quattro torri minori, cortine murarie e un cortile con pozzo. Lo spazio non è più soltanto quello di una torre: diventa un sistema di volumi, percorsi e recinti costruiti attorno al nucleo originario.

Nella stessa fase sorgono il nucleo più antico del villaggio e un antemurale con tre torri. Il dato è importante perché colloca lo sviluppo delle strutture difensive e quello dell’abitato nel medesimo orizzonte cronologico. Su Nuraxi prende così la forma di un complesso in cui monumento e case non possono essere separati.

Il processo prosegue nel Bronzo finale, fra XI e IX secolo a.C. L’antemurale viene ampliato con altre torri, mentre il bastione quadrilobato viene rifasciato da mura spesse tre metri. Le masse murarie conservano dunque una sequenza di interventi: mostrano che l’assetto non rimase immobile, senza consentire però di conoscere tutte le ragioni concrete che spinsero a ciascun ampliamento.

Le capanne e la possibile voce della comunità

Accanto alle torri, il Bronzo finale lascia una traccia più vicina alla vita dell’insediamento. A questa fase risalgono capanne circolari a unico ambiente, coperte da tetti lignei conici. La loro presenza sposta l’attenzione dalle murature monumentali agli spazi dell’abitare, pur senza autorizzare una ricostruzione completa delle attività quotidiane.

Fra questi ambienti, la capanna 80 occupa un posto particolare. Vi sono un sedile perimetrale e cinque nicchie; al suo interno furono rinvenuti vasi, ornamenti, utensili, armi e immagini votive. La disposizione e i materiali fanno supporre alla fonte che potesse essere un luogo destinato ad assemblee comunitarie.

È necessario mantenere il valore prudente di questa lettura. Non si può affermare con certezza che la capanna 80 fosse una sala assembleare: l’interpretazione nasce dagli elementi architettonici e dagli oggetti descritti. Proprio questa cautela restituisce interesse alla stanza. Non consegna una scena definitivamente ricomposta, ma suggerisce che nel villaggio alcune capanne potessero avere un ruolo diverso da quello strettamente domestico.

Dopo la distruzione, una nuova geometria dell’abitare

All’inizio dell’età del Ferro, fra IX e VI secolo a.C., il villaggio andò quasi distrutto. Sulle rovine venne costruito un nuovo agglomerato. La fonte non precisa cause, responsabili o modalità della distruzione; ciò che si può riconoscere è il cambiamento netto impresso alla forma dell’abitato.

Alle capanne circolari a vano unico subentrano costruzioni dette a corte centrale o a settori. Hanno mura circolari, ma al loro interno i vani quadrangolari si dispongono attorno a un cortile lastricato. Il passaggio è visibile nell’organizzazione dello spazio: dalla singola stanza si passa a un organismo composto, dove ambienti distinti fanno capo a una corte.

In queste case compare anche la rotonda, una piccola stanza a tholos con sedile e bacile centrale per l’acqua. La fonte collega tale ambiente a riti lustrali e al culto delle acque. Anche qui si tratta di un’interpretazione funzionale, non di una certezza assoluta: l’architettura e la presenza del bacile permettono di formulare quella lettura, ma non di trasformarla in un fatto definitivamente dimostrato.

Il nuovo assetto del villaggio resta comunque una delle testimonianze più eloquenti della lunga vita di Su Nuraxi. Le case non sono uno sfondo minore del nuraghe: nelle loro piante cambiate si legge una diversa maniera di distribuire gli spazi e di abitare attorno a essi.

Le vite successive del sito

La storia di Su Nuraxi non si chiude con l’età nuragica. Dal V secolo a.C. inizia l’occupazione punica. Secondo la fonte, le culture si mescolarono e il villaggio non subì grandi mutamenti nel proprio aspetto e nella propria vita. È una continuità da intendere nei termini indicati: non l’assenza di ogni cambiamento, ma la permanenza riconoscibile dell’insediamento attraverso una nuova fase.

Tra II e I secolo a.C. alcuni ambienti furono riusati dai Romani come sepolture. Il riuso riguarda spazi specifici e testimonia un cambiamento di funzione, senza trasformare l’intero complesso in una necropoli. Il sito rimase abitato fino al III secolo d.C. e fu poi frequentato sporadicamente fino al VII secolo, nell’alto Medioevo.

Questa durata rende più nitido il senso della restituzione archeologica compiuta nel Novecento. Gli scavi hanno reso visibile una sequenza fatta di costruzioni, ricostruzioni e riusi: il mastio del Bronzo medio, le difese ampliate, le capanne circolari, le corti lastricate e le presenze posteriori all’età nuragica.

Le informazioni cronologiche e descrittive qui richiamate sono state confrontate una sola volta con la pagina ufficiale indicata in chiusura. Davanti ai muri raccolti attorno al mastio, Su Nuraxi appare così non come una rovina ferma nel tempo, ma come un paesaggio di pietra in cui molte età continuano a restare una accanto all’altra.

Riferimenti consultati

Fonti e approfondimenti

  1. SardegnaTurismo · Su Nuraxi SardegnaTurismo · Regione Autonoma della Sardegna · Istituzionale
  2. Su Nuraxi di Barumini UNESCO World Heritage Centre · Istituzionale · 01 gennaio 1997
  3. Barumini: saggi stratigrafici presso i nuraghi di Su Nuraxi e Marfudi Giovanni Lilliu · Accademia Nazionale dei Lincei · Scientifica · 01 gennaio 1946