Sulle rocce calcaree di uno dei sette colli di Cagliari, la necropoli di Tuvixeddu conserva un paesaggio scavato per i morti e, in alcune celle, consegna ancora immagini dipinte. Sid, Ureo, Combattente: nomi che sembrano già suggerire un racconto compiuto. Eppure il dato più importante, davanti a queste figure, è forse più sobrio. La fonte permette di riconoscere una divinità sardo-punica, un cobra alato sacro della religione egizia e un guerriero nell’atto di lanciare un’arma; non ne spiega però il ruolo nella tomba, né ne compone una chiave simbolica unica.
Questa distinzione non raffredda lo sguardo. Al contrario, restituisce alle pitture di Tuvixeddu la loro densità effettiva: immagini nominate e riconoscibili, inserite in una grande necropoli, ma non riducibili a certezze che la scheda non formula.
Un colle scavato per i morti, prima delle immagini
Tuvixeddu è una necropoli punica situata nelle rocce calcaree di uno dei sette colli di Cagliari. La fonte parla di circa mille tombe «a pozzetto», utilizzate dal VI al III secolo a.C. e successivamente riutilizzate in epoca romana. Le tre tombe qui considerate appartengono dunque a un insieme funerario molto più vasto: non episodi isolati, ma presenze entro una città dei morti articolata nel rilievo.
Per le pitture parietali, la datazione indicata è compresa tra il IV e il III secolo a.C. Il repertorio segnalato include elementi floreali, fregi di fiori di loto e palmette, gorgoni, motivi geometrici e ocra rossa. In numerose altre tombe compare inoltre la dea Tanit. È un orizzonte figurativo plurale, nel quale le immagini delle tombe del Sid, dell’Ureo e del Combattente emergono per la precisione con cui la fonte ne designa il soggetto.
Conviene però fissare subito un limite: quella datazione riguarda le pitture parietali in generale. Non viene fornita una cronologia distinta per ciascuna delle tre tombe, né una descrizione puntuale della loro tecnica, della composizione, dei colori o dello stato di conservazione. Soprattutto, la scheda non propone un’interpretazione simbolica complessiva del ciclo dipinto della necropoli.
La tomba del Sid: il nome documentato di una divinità
Nella tomba del Sid è rappresentata una divinità sardo-punica. Questo è il nucleo documentato, e merita di restare al centro dell’osservazione. La fonte aggiunge un collegamento preciso: la stessa divinità è segnalata anche nel tempio di Antas, a Fluminimaggiore.
L’accostamento fra Tuvixeddu e Antas è significativo nella misura esatta in cui è attestato: Sid compare nei due luoghi menzionati. Non basta, invece, a stabilire quale funzione avesse la sua immagine nella cella funeraria di Cagliari. La scheda non dice se la figura esercitasse una protezione sul defunto, se richiamasse un rito particolare o se fosse connessa a una biografia individuale. Non ne descrive attributi iconografici, gesti, colori o collocazione nella parete.
È una lacuna che va riconosciuta senza trasformarla in un vuoto da riempire. L’identificazione della divinità sardo-punica è già un’informazione definita; il suo significato funerario specifico, invece, non emerge dalle fonti da noi esaminate. Tra le due affermazioni corre una distanza essenziale: la prima è un dato riferito dalla fonte, la seconda resterebbe un’ipotesi.
L’Ureo: un serpente riconoscibile, una presenza non spiegata
La tomba dell’Ureo è descritta attraverso un fregio pittorico nel quale spicca il serpente Urèo. La definizione riportata dalla fonte è altrettanto precisa: l’Urèo è un cobra alato sacro della religione egizia. Qui la raffigurazione viene dunque nominata non soltanto per la sua forma animale, ma anche per la sua qualifica religiosa.
Questo, però, non implica una spiegazione automatica della sua presenza a Tuvixeddu. Dalla presenza dell’Urèo nella tomba non si può dedurre, nelle fonti da noi esaminate, che nella necropoli fosse praticato un culto egizio. La fonte non spiega perché il cobra alato compaia proprio in quel fregio, né illustra rapporti rituali, scambi culturali o percorsi di trasmissione dell’immagine.
Allo stesso modo, non è documentata una funzione apotropaica, funeraria o rituale del serpente entro la cella. Queste letture possono affacciarsi come domande davanti a un soggetto sacro della religione egizia, ma non possono essere presentate come risposte fornite dal sito. Il punto fermo resta il fregio con l’Urèo: una figura identificata e descritta, la cui ragione di presenza nella tomba non è chiarita dalla fonte.
Dopo la divinità sardo-punica e il cobra alato, la terza immagine sposta lo sguardo su un gesto umano. Non un emblema immobile, ma un’azione trattenuta sulla parete.
Il Combattente: una lancia in movimento, senza biografia
La tomba del Combattente reca la raffigurazione di un guerriero che scaglia una lancia. L’atto del lancio è il dettaglio più concreto consegnato dalla scheda: la figura non è soltanto definita come guerriero, ma è colta in un movimento netto, rivolto verso un gesto di combattimento.
Al di là di questo, l’identità del personaggio non è fornita. Il nome descrive la scena, ma non identifica il guerriero con un individuo reale, con il defunto, con una divinità o con un eroe. Non viene documentato nemmeno un racconto bellico nel quale la scena possa essere inserita, né un valore allegorico destinato a spiegare la presenza della lancia in uno spazio funerario.
È proprio qui che l’osservazione deve restare fedele a ciò che si vede attraverso le parole della fonte: un guerriero, una lancia, l’atto di scagliarla. Sappiamo abbastanza per distinguere una figura in azione; non abbastanza per attribuirle una biografia o un messaggio sull’aldilà. La prudenza non cancella la forza dell’immagine, ma impedisce di confondere un titolo descrittivo con una storia dimostrata.
Non tre emblemi isolati: il repertorio dipinto di Tuvixeddu
Sid, Ureo e Combattente non esauriscono le immagini ricordate per Tuvixeddu. La presenza di Tanit in numerose altre tombe, insieme ai fiori di loto, alle palmette, alle gorgoni, alle geometrie e all’ocra rossa segnalati dalla fonte, restituisce una necropoli in cui il dipinto assume forme diverse. Divinità, figura animale sacra, combattente, elementi vegetali e motivi ornamentali convivono nel repertorio documentato.
Sarebbe tuttavia improprio trasformare questa varietà in un sistema religioso già decifrato. Non avendo trovato ulteriori riscontri, lasciamo aperta una lettura unitaria del significato funerario delle decorazioni. Non dice, per esempio, che Sid, Urèo, Tanit e il guerriero costituiscano un programma iconografico unitario; non esplicita neppure in quale rapporto stiano i singoli soggetti con le altre pitture della necropoli.
Anche sul piano cronologico occorre mantenere la stessa misura. Il IV-III secolo a.C. è l’arco attribuito alle pitture parietali nel loro insieme, non una datazione separata della tomba del Sid, di quella dell’Ureo e di quella del Combattente. La cornice generale aiuta a collocare il repertorio, ma non scioglie ogni questione sulle singole immagini.
Il confine utile tra osservazione e racconto
Le celle di Tuvixeddu invitano naturalmente a interrogarsi su protezione, identità, viaggio dei morti e incontri fra tradizioni figurative. Sono domande legittime, purché non vengano scambiate per dati. Nel caso delle tre tombe, la fonte consente di distinguere tre livelli: ciò che è attestato direttamente, ciò che viene identificato e ciò che rimane non spiegato.
- È attestata una divinità sardo-punica nella tomba del Sid, presente secondo la fonte anche al tempio di Antas.
- È attestato un fregio con l’Urèo, definito cobra alato sacro della religione egizia.
- È attestato un guerriero che scaglia una lancia nella tomba del Combattente.
Non sono invece esplicitati il ruolo funerario delle immagini, una funzione rituale o protettiva, l’identità del combattente, il motivo della presenza dell’Urèo nella tomba e una cronologia individuale delle tre pitture. Dire questo non equivale a sottrarre mistero al colle: significa sottrarre alle immagini le certezze decorative che spesso vi vengono sovrapposte.
Tra le rocce calcaree di Cagliari, Tuvixeddu conserva dunque una divinità sardo-punica, un cobra alato sacro della religione egizia e un guerriero nel gesto di lanciare. Sono presenze già sufficienti ad aprire interrogativi profondi; il rispetto per il sito comincia dal non trasformare il suo silenzio in una risposta inventata.
Riferimenti consultati
Fonti e approfondimenti
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SardegnaTurismo · Necropoli di Tuvixeddu SardegnaTurismo · Regione Autonoma della Sardegna · Istituzionale
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Cagliari, città fenicio-punica di Karaly Sardegna Cultura · Regione Autonoma della Sardegna · Istituzionale
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Urbanistica di una necropoli: il caso di Tuvixeddu-Tuvumannu a Cagliari Alfonso Stiglitz · ArcheoArte, Università degli Studi di Cagliari · Scientifica · 01 gennaio 2014