THALAN – I frammenti di Iskàra

Capitolo III

La voce dei giganti

Nara e Thalan entrano in una Tomba dei Giganti, dove le voci della pietra custodiscono il terzo frammento. L’arrivo di Iria costringe Nara a recuperare una memoria che Thalan le aveva sottratto da bambina.

8 pagine Lettura online PDF disponibile
Copertina di Capitolo III: La voce dei giganti

Lettore

Leggi Capitolo III

Usa le frecce, le miniature o i tasti ← e →. Su mobile scorri lateralmente per cambiare tavola, usa due dita per ingrandire. Seleziona “Racconto” per passare alla versione narrativa.

I frammenti di Iskàra Capitolo III · La voce dei giganti
100% Racconto Scarica PDF
Copertina del Capitolo III, La voce dei giganti
Copertina · Capitolo III

Pagina 1 di 8

Oltre le tavole Leggi la versione narrativa

Opera narrativa e illustrazioni create da Alpi AI Studio. I luoghi evocano la Sardegna archeologica all’interno di un racconto di fantasia.

Versione narrativa integrale

La voce dei giganti

Le pietre non conservano soltanto ciò che è accaduto. Talvolta trattengono ciò che è stato promesso. Seguendo la visione ricevuta al monolite, Nara e Thalan raggiungono una Tomba dei Giganti, dove il terzo frammento custodisce una memoria che riguarda entrambi. Ma, per ritrovarla, Nara dovrà prima scoprire chi ha scelto di cancellarla.

La soglia che conosce il suo nome

Il giorno stava finendo quando apparve la tomba.

Nara la vide emergere dalla pietraia come una forma custodita dal paesaggio. La grande stele centrale si sollevava davanti al tramonto; ai lati, i blocchi disposti ad arco sembravano due braccia aperte. C’erano soltanto il vento, l’odore del lentisco e la luce dorata sulle superfici consumate.

Il pendente vibrava da quando avevano lasciato il monolite. Le due parti ricongiunte emanavano un calore simile a un secondo battito. Il marchio sul polso, rimasto quasi spento durante il cammino, si riaccese davanti alla tomba.

Nara si fermò.

All’inizio credette che il suono provenisse dal vento. Poi riconobbe sillabe spezzate e frammenti di parole pronunciati troppo lontano per essere compresi.

«La sento.»

Thalan posò una mano sulla stele. Sotto le sue dita, la pietra sembrò rispondere con una vibrazione profonda.

«Non è una voce.»

Nara lo guardò. «E allora cos’è?»

Lui non rispose.

Si chinò davanti alla piccola apertura alla base della stele. Il corridoio era stretto e buio. Prima che Nara cercasse la torcia, il marchio proiettò sulla soglia una luce azzurra, rivelando nella polvere una spirale.

Non sembrava antica.

Nara si abbassò e avvicinò la mano al segno senza toccarlo. Il pendente rispose con un lampo dorato. Dal fondo della tomba arrivò un suono distinto, questa volta impossibile da attribuire al vento.

«Nara.»

Il suo nome attraversò il corridoio e si spense sulla soglia.

Thalan guardò alle loro spalle. Non c’era nessuno, ma Nara comprese che non erano arrivati in un luogo vuoto.

Erano entrati in qualcosa che si ricordava di lei.

I nomi e le promesse

Avanzarono chinati lungo il corridoio.

Grandi lastre formavano le pareti e il soffitto li costringeva quasi in ginocchio. La luce del marchio faceva apparire incisioni leggere: linee concentriche, piccole figure e segni simili a mani aperte.

La camera interna era più ampia di quanto l’ingresso lasciasse immaginare.

Quando Nara si raddrizzò, il pendente si accese. Le incisioni reagirono una dopo l’altra, formando una trama luminosa di centinaia di tracce differenti.

Le voci tornarono.

Questa volta Nara riuscì a distinguerle. Ripetevano parole isolate: voci giovani e anziane, alcune nitide, altre consumate come la tomba.

Nara chiuse gli occhi.

Ogni suono produceva un’immagine: un volto al fuoco, una mano sulla fronte di un bambino, qualcuno che partiva mentre altri promettevano di attenderlo.

«Sono nomi.»

Thalan osservava le pareti. Sul suo volto non c’era paura, ma riconoscimento.

«No. Sono promesse.»

Nara tese la mano verso la trama di luce. Le voci si sovrapposero in una distesa di presenze, ognuna legata a un gesto: accogliere, ricordare, restituire, vegliare.

Il pendente si sollevò dal suo petto come attirato dalla parete di fondo.

Tra due lastre brillava una spirale incompleta. La frattura aveva la stessa forma dello spazio ancora vuoto nel pendente.

Le voci tacquero insieme.

Nel silenzio rimase un’unica frase.

«Restituisci ciò che è stato spezzato.»

Nara guardò Thalan. «Parla del frammento?»

Lui si avvicinò alla spirale incompleta, ma non la toccò.

«Parla di qualcosa che il frammento ricorda.»

Chi erano i giganti

La parete si aprì senza muoversi.

La pietra rimase davanti a loro, eppure Nara vide oltre la superficie. La camera si riempì di luce e lasciò affiorare un’altra sera nello stesso luogo.

Davanti alla tomba, uomini, donne e bambini formavano un cerchio intorno alla stele appena innalzata. Non erano esseri leggendari, ma persone segnate dal lavoro, vestite con tessuti semplici, pelli e ornamenti di bronzo.

Un’anziana avanzò verso l’ingresso.

L’anziana scoprì un frammento scuro attraversato da una spirale chiara. Non lo depose accanto a un singolo corpo, ma lo affidò alla soglia davanti a tutti.

Le persone pronunciarono i propri nomi, poi quelli degli assenti. Ripeterono infine una promessa comune finché le voci divennero una vibrazione nella pietra.

Nara comprese che la tomba non conservava una voce individuale. Custodiva la memoria condivisa di chi aveva affidato al luogo una parte di sé.

«I giganti...» mormorò. «Chi erano?»

La visione svanì lentamente. Thalan rimase accanto a lei, il volto attraversato dalla luce delle incisioni.

«Chi portava la memoria di tutti.»

Non parlava di dimensioni o di forza. Il nome indicava il peso di chi custodiva nascite, morti, alleanze e promesse che nessun individuo avrebbe potuto trattenere da solo.

Un rumore di passi arrivò dal corridoio.

La luce sulla parete ebbe un tremito. Una vena nera si insinuò tra le incisioni, spezzandone l’armonia. Thalan si voltò prima che la figura raggiungesse la camera.

La donna in nero apparve sulla soglia.

I capelli grigi erano raccolti all’indietro. Era sola e sul dito portava l’anello dalla spirale spezzata, percorso da una pulsazione scura.

Osservò la parete, poi Nara.

«E ogni memoria può essere riscritta.»

Il suo nome attraversò l’espressione di Thalan prima ancora che lui lo pronunciasse.

Iria.

Nessuno parlerà al posto loro

Iria sollevò la mano.

Dal simbolo spezzato uscirono filamenti neri. Le linee luminose si deformarono e le promesse si rovesciarono nel proprio contrario: attendere diventava abbandonare, custodire diventava possedere.

La camera vibrò.

Piccoli frammenti di pietra caddero dal soffitto. Nara si inginocchiò per non perdere l’equilibrio, mentre Thalan si pose tra lei e Iria.

«Iria. Fermati.»

La donna non abbassò la mano.

«Temi che la pietra dica la verità?»

«Quella non è la sua verità.»

«No. È quella che tu hai cercato di seppellire.»

Nara riconobbe la frattura già intravista nel monolite: due custodi che avevano condiviso il simbolo, ora divisi da qualcosa di più profondo del modo di usare i frammenti.

Iria indicò Nara.

«Tu hai già scelto chi dimenticare.»

Thalan non rispose.

Il silenzio fu sufficiente.

Il marchio strinse il polso di Nara. Thalan voleva proteggerla; Iria usarla per riaprire ciò che lui aveva nascosto. Entrambi pretendevano di conoscere una verità concessa a lei soltanto in frammenti.

Si rialzò.

Avanzò al centro della camera e posò il palmo sulla pietra. Il contatto le restituì le voci deformate dall’anello.

Nara non cercò di dominarle.

Ascoltò.

Ripeté mentalmente i nomi e restituì a ogni promessa il proprio significato. La trama smise di spezzarsi; le linee luminose si raccolsero intorno al suo braccio.

Nara guardò prima Iria, poi Thalan.

«Non parlerete al posto loro.»

La pietra rispose.

Il ricordo sottratto

La spirale incompleta si accese.

Dalla parete si staccò il terzo frammento. Più scuro degli altri due e inciso da segni minuti, si sollevò sopra la lastra mentre fili di luce convergevano verso di esso.

Il pendente di Nara si aprì.

Lo spazio vuoto tra le due parti riunite aveva la sua stessa forma. Quando Nara protese la mano, però, la luce le mostrò ciò che il frammento aveva conservato.

La camera scomparve.

Nara era di nuovo bambina davanti al pozzo sacro.

La Luna si rifletteva nell’acqua e il pendente brillava tra le sue mani. Ricordò la donna anziana, la sacerdotessa e il momento in cui il pozzo aveva pronunciato il suo nome.

Poi vide Thalan.

Era dietro di lei e le posava due dita sulla fronte. La piccola Nara non fuggiva: lo conosceva e si fidava di lui.

Una linea luminosa usciva dalla sua mente e si raccoglieva nella mano di Thalan. Nara aveva provato un improvviso vuoto: lui aveva chiuso quel ricordo e lo aveva affidato al frammento.

La visione terminò.

Nara tornò nella camera con il respiro spezzato. Il terzo frammento fluttuava ancora davanti a lei. Thalan aveva abbassato lo sguardo.

«Mi hai tolto i ricordi.»

Non era una domanda.

Iria non disse nulla. La verità aveva già prodotto la frattura che cercava.

Thalan sollevò gli occhi verso Nara.

«Per salvarti.»

Quelle parole non bastavano. Erano la stessa giustificazione con cui Thalan aveva nascosto i frammenti e scelto per altri quale memoria potesse essere sopportata.

Nara strinse la mano.

Nara non sapeva da che cosa fosse stata salvata. Sapeva soltanto che una parte della sua vita era stata sottratta senza il suo consenso.

Il terzo frammento ruotò lentamente verso di lei.

Niente più segreti

Iria si mosse per prima.

Allungò la mano e il simbolo spezzato agganciò il frammento con un filo scuro. Poi le voci tornarono a pronunciare i nomi.

L’anello si incrinò.

Un’onda azzurra e dorata respinse Iria. L’anello perse schegge nere e il frammento raggiunse il pendente di Nara.

Le tre parti si unirono.

Le fratture rimasero visibili: il disco non cancellava le differenze, le teneva insieme. Nella sua luce ogni nome tornò distinto.

Iria guardò l’anello danneggiato e arretrò nel corridoio. Non era stata sconfitta: aveva perduto il controllo di quella memoria.

Il silenzio tornò nella camera.

Nara si voltò verso Thalan.

Avrebbe potuto chiedergli chi fosse la donna del pozzo, quale pericolo lo avesse spinto a cancellarle la memoria e perché il frammento fosse lì. Le domande erano troppe.

Scelse una sola condizione.

«Da adesso, niente più segreti.»

Thalan sostenne il suo sguardo. Poi chinò lentamente il capo.

Non era una spiegazione né perdono, ma l’accettazione del limite imposto da Nara.

Il pendente si illuminò ancora.

La parete si aprì su un altro paesaggio. Una grande piattaforma di pietra dominava una pianura e una lunga rampa conduceva alla sommità. Era una soglia rivolta non al sottosuolo, ma all’orizzonte.

La visione durò pochi istanti.

«Dove?»

Thalan osservò la piattaforma finché la luce cominciò a dissolversi.

«Monte d’Accoddi.»

Quando uscirono, la notte arretrava e una linea dorata attraversava le colline. Nara camminava davanti. Il pendente con i tre frammenti aveva ora un peso diverso.

Non portava soltanto la memoria dei luoghi.

Portava la prova di ciò che le era stato tolto.

Dietro di loro, la Tomba dei Giganti tornò silenziosa. Davanti, oltre la distanza e le domande rimaste aperte, Monte d’Accoddi attendeva sotto il nuovo giorno.

E questa volta Nara non avrebbe permesso a nessuno di scegliere che cosa dovesse dimenticare.

Continua il viaggio

Ogni frammento apre una nuova soglia.

Ritrova questo capitolo nella raccolta e torna a visitarla per le prossime uscite.