THALAN – I frammenti di Iskàra

Capitolo II

La pietra senza ombra

Nara e Thalan raggiungono la pietra senza ombra, ma l’antagonista li ha preceduti. Quando il sole arriva allo zenit, il monolite rivela il secondo frammento e una nuova destinazione.

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I frammenti di Iskàra Capitolo II · La pietra senza ombra
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Opera narrativa e illustrazioni create da Alpi AI Studio. I luoghi evocano la Sardegna archeologica all’interno di un racconto di fantasia.

Versione narrativa integrale

La pietra senza ombra

Ci sono momenti in cui la luce non rivela, ma cancella. Quando Nara e Thalan raggiungono il monolite indicato dal pozzo, scoprono che l’enigma della pietra senza ombra custodisce un frammento e una verità sul passato di Thalan. Ma qualcun altro li ha preceduti, e il tempo concesso per scegliere si restringe insieme all’ombra della pietra.

Il monolite e l’ora del sole

L’alba li trovò ancora in cammino.

Nara e Thalan avevano lasciato il pozzo alle spalle molte ore prima, seguendo sentieri che sembravano confondersi nella pietraia e riapparire più avanti tra lentischi, ginepri e affioramenti di roccia. Il monolite era rimasto quasi sempre visibile sopra di loro: una linea scura sulla sommità dell’altura, prima contro il cielo notturno, poi dentro il chiarore incerto del mattino.

Quando raggiunsero il pianoro, il sole era già abbastanza alto da allungare l’ombra della pietra verso occidente.

Il monolite si innalzava al centro di una distesa nuda. Non presentava la superficie regolare che Nara si sarebbe aspettata da una pietra lavorata. Era formato da blocchi e ciottoli saldati in una massa verticale, come se il terreno stesso si fosse raccolto e irrigidito intorno a un nucleo invisibile. Alla base, tre falci erano incise nella roccia. Poco più in alto appariva la stessa spirale che Nara portava sulla pelle.

Lei si fermò a pochi passi.

«È questa?»

Thalan non rispose subito. Posò una mano sul terreno e seguì con lo sguardo la direzione dell’ombra. Poi osservò il sole.

«Lo sapremo a mezzogiorno.»

Nara guardò il proprio polso. Il marchio si era illuminato appena avevano raggiunto il pianoro, ma non pulsava come nel pozzo. Sembrava orientarsi verso la pietra, seguendo un ritmo lento e costante. Il pendente di bronzo sul suo petto rispondeva con una vibrazione quasi impercettibile.

Si avvicinò al monolite. L’aria intorno alla superficie era più fredda di quella del paesaggio circostante. Nara sollevò la mano, senza ancora toccarlo. Tra le pietre scorse un piccolo elemento circolare: una spirale di bronzo inserita in una cavità, simile a un sigillo.

Thalan si chinò per esaminarlo.

Fu allora che una voce attraversò il pianoro.

«Vi aspettavo.»

La donna del pozzo era in piedi sul bordo dell’altura. Dietro di lei, i due uomini in nero osservavano Nara e Thalan senza muoversi. La luce del mattino rendeva il suo volto più netto, ma non meno indecifrabile. Portava ancora il guanto con l’anello inciso dalla spirale spezzata.

Non li aveva inseguiti.

Li aveva preceduti.

Dalla stessa parte

Thalan si alzò e si pose tra Nara e la donna.

«Non toccare la pietra.»

L’avvertimento era rivolto a Nara, ma i suoi occhi non lasciavano l’antagonista. Lei avanzò di qualche passo, senza mostrare alcuna fretta.

«Sempre in ritardo, Thalan.»

Il modo in cui pronunciò il suo nome conteneva qualcosa che Nara non aveva ancora sentito: non il riconoscimento di un avversario incontrato più volte, ma la familiarità di chi aveva condiviso con lui un tempo precedente alla loro ostilità.

«Vi conoscete?» domandò.

Nessuno dei due rispose immediatamente.

La donna si avvicinò al limite dell’ombra proiettata dal monolite. Sollevò la mano guantata e il simbolo spezzato sull’anello si accese. La lunga figura scura sul terreno ebbe un tremito. Per un istante l’ombra sembrò dividersi in due direzioni opposte, come se la pietra fosse illuminata da due soli invisibili.

«Eravamo dalla stessa parte.»

Thalan abbassò lo sguardo. Nara comprese che quella frase non era una provocazione.

Era vera.

Il vento attraversò il pianoro, portando con sé polvere e fili d’erba secca. Il monolite emise un suono basso, quasi al di sotto della soglia dell’udibile. Nara lo avvertì prima nel petto e poi nelle mani. Il pendente oscillò da solo.

«Che cosa significa?» chiese, rivolgendosi a Thalan.

Lui rimase immobile per alcuni secondi. Quando parlò, la sua voce aveva perso la durezza con cui aveva affrontato la fuga dal pozzo.

«Custodivamo i frammenti.»

La donna completò la frase.

«Finché lui non li nascose.»

La memoria dei custodi

Una luce color ambra attraversò la base del monolite.

Il paesaggio intorno a Nara si oscurò, non perché il sole fosse scomparso, ma come se un secondo luogo fosse emerso sopra quello presente. Per pochi istanti vide una camera di pietra. Al centro si trovava una tavola circolare; sopra di essa, tre frammenti irregolari emanavano bagliori differenti.

Thalan e la donna erano lì.

Più giovani, forse. O semplicemente meno segnati.

Non indossavano simboli contrapposti. Sui loro abiti compariva la stessa spirale integra. Thalan avvolgeva uno dei frammenti in un tessuto scuro, mentre la donna protendeva una mano per fermarlo. Le loro parole non raggiungevano Nara. La visione restituiva soltanto gesti, sguardi e una frattura che stava per diventare definitiva.

Poi la camera svanì.

Nara tornò sul pianoro con il respiro corto. Il monolite era ancora davanti a lei, ma ora alcune delle pietre che lo componevano brillavano dall’interno.

«Perché li hai nascosti?» domandò.

Thalan osservò la spirale di bronzo inserita nella roccia.

«Perché stavano smettendo di custodirli. Volevano usarli.»

La donna non negò.

«La memoria tenuta al buio muore. Lui l’ha dispersa e ha chiamato protezione la propria paura.»

«E tu hai spezzato il simbolo.»

«Ho aperto ciò che voi avevate chiuso.»

Le parole si fermarono tra loro come pietre disposte su due rive opposte. Nara non sapeva chi stesse dicendo tutta la verità. Forse nessuno dei due. Forse ciò che era accaduto non poteva essere contenuto in una sola versione.

Alla base del monolite comparve un’impronta luminosa. Aveva la forma di una mano e, al centro del palmo, la spirale.

Il marchio sul braccio di Nara rispose con un lampo.

La donna la guardò.

«Tu sei la chiave.»

La scelta di Nara

Nara fece un passo indietro.

Fino a quel momento tutti avevano parlato di lei come se il suo ruolo fosse stato deciso prima della sua nascita: la sacerdotessa l’aveva riconosciuta, il pozzo l’aveva marchiata, Thalan l’aveva condotta fin lì e l’antagonista la definiva una chiave. Nessuno le aveva chiesto che cosa volesse aprire. Nessuno le aveva spiegato che cosa sarebbe accaduto dopo.

«E se mi rifiuto?»

La donna indicò le linee luminose che attraversavano la pietra.

«Allora il monolite si spezzerà.»

Le fratture color ambra si estesero verso l’alto. Piccoli frammenti di roccia caddero alla base.

Thalan avanzò.

«Mente.»

«Non del tutto», replicò lei. «La soglia è già aperta. Se non sarà lei a completare il passaggio, la pietra cercherà un’altra via.»

Nara osservò l’ombra. Si era accorciata. Il sole saliva verso il punto più alto del cielo e il tempo della decisione si misurava ormai in pochi minuti.

Avrebbe potuto allontanarsi. Lasciare che Thalan e la donna continuassero un conflitto iniziato molto prima di lei. Ma il marchio era sul suo braccio e il ricordo del pozzo le apparteneva. Qualunque cosa fosse stata preparata per lei, non avrebbe permesso agli altri di stabilirne il significato.

Si avvicinò alla pietra.

Thalan pronunciò il suo nome, ma Nara non si fermò.

«Allora scelgo io.»

Posò il palmo sull’impronta.

Il contatto non produsse calore. La sensazione fu quella di immergere la mano in un’acqua profondissima senza attraversarne la superficie. Il rumore del vento scomparve. Anche le voci si spensero. Per un istante Nara percepì il monolite non come un oggetto, ma come una massa di ricordi compressi: passi, canti lontani, mani che avevano sollevato pietre, sguardi rivolti al sole, nomi ormai privi di voce.

Il marchio e l’impronta coincisero.

Il secondo frammento

Il sole raggiunse lo zenit.

L’ombra del monolite si ritirò fino a scomparire sotto la sua base. Nello stesso istante la spirale di bronzo ruotò e le pietre si separarono lungo una linea verticale. Non crollarono: si aprirono lentamente, rivelando una cavità.

All’interno era custodito un frammento scuro, attraversato da una venatura chiara a forma di spirale.

Nara lo prese tra le mani.

Il pianoro svanì dietro una distesa di punti luminosi. Non erano stelle, eppure sembravano disposti secondo un ordine che il suo sguardo riconosceva senza comprenderlo. Il frammento vibrò e il pendente sul suo petto si aprì. La parte già presente al suo interno si illuminò di azzurro; quella nuova rispose con una luce dorata.

Le due metà si unirono.

Non combaciavano come parti di un oggetto spezzato. Restava tra loro una frattura visibile, una linea irregolare che le rendeva distinte. Eppure il disco di bronzo le accolse entrambe, come se fosse stato costruito per custodire memorie che non dovevano diventare una sola.

La donna tese la mano. Dall’anello partì un filo di luce che raggiunse il pendente.

«Dammi il frammento.»

Thalan si frappose tra loro, ma fu Nara a spezzare il richiamo. Strinse il disco e la spirale sul polso si accese.

«Non appartiene a nessuno.»

Un’onda attraversò il pianoro.

La pietra, il pendente e il marchio risposero nello stesso istante. Polvere e piccoli sassi si sollevarono dal terreno. La donna fu respinta all’indietro; i due uomini alle sue spalle cercarono riparo mentre l’aria si riempiva di linee azzurre e dorate.

Quando il bagliore diminuì, il monolite era di nuovo chiuso.

La sua ombra era ricomparsa dall’altro lato.

Il luogo del terzo frammento

La donna si rialzò vicino alla base della pietra. Nel palmo teneva un piccolo residuo annerito, forse staccatosi dal sigillo durante l’apertura. Lo osservò con un’espressione che non era soltanto sconfitta. C’era inquietudine, quasi paura.

«Non sai cosa hai risvegliato.»

Nara avrebbe voluto chiederle che cosa intendesse, ma la donna arretrò verso una fenditura apertasi nel monolite. I due uomini la seguirono. Prima che Thalan potesse raggiungerli, l’apertura si richiuse e il simbolo spezzato scomparve nella pietra.

Il silenzio tornò sul pianoro.

Nara abbassò lo sguardo sul pendente. Le due parti emanavano ora una luce stabile. Quando le sfiorò, una nuova visione si aprì davanti a lei.

La luce del giorno fu sostituita da quella della Luna. Vide una grande fronte di pietra, un ingresso stretto e una distesa di blocchi disposti come un confine tra il paesaggio e il sottosuolo. Il luogo sembrava attendere sotto un cielo notturno. Non era il monolite e non era il pozzo. Aveva la solennità di una soglia costruita per accogliere una memoria collettiva.

La visione durò pochi secondi.

«Cos’era quel luogo?» chiese Nara.

Thalan guardò il punto nel quale l’immagine si era dissolta.

«Una Tomba dei Giganti.»

Poi indicò la luce dorata entrata nel pendente.

«Il terzo frammento.»

Nara sollevò gli occhi verso il monolite. Il sole aveva iniziato la propria discesa e la pietra proiettava di nuovo un’ombra lunga sul terreno. L’istante senza ombra era terminato, ma qualcosa continuava a muoversi sotto la superficie del paesaggio.

Thalan si incamminò verso il sentiero.

Nara lo seguì.

Alle loro spalle, la pietra tornò silenziosa. Davanti a loro, oltre le colline, li attendeva il luogo nel quale i vivi avevano affidato ai giganti la memoria dei morti.

E il frammento appena risvegliato sembrava già ricordarne la strada.

Continua il viaggio

Ogni frammento apre una nuova soglia.

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